La Natura distrugge per creare

Silversnake Michelle write in sand

Un organismo ai margini della vita.
E’ riuscito a modificare all’improvviso le nostre vite.
Ha distrutto un sistema saturo, un mondo basato sull’apparenza che stava lentamente involvendo.
Ci ha dato forse un’occasione al silenzio, al soffermarsi.
Ma lui non lo sa, segue semplicemente un fatto di Natura. La Natura semplicemente scorre. Così come anche noi, ma non ne siamo pienamente consapevoli. Non siamo connessi.

Un organismo ai limiti della vita, perchè non vive autonomamente, ma dentro altri esseri viventi. E poi li distrugge. Chissà perchè poi, visto che muore anche lui. Potrebbe “colonizzare vari corpi” e stare lì, in santa pace per tutti. E poi ci siamo noi, che facciamo lo stesso con il Pianeta, oltre a colonizzarlo lo distruggiamo. No. Effettivamente neanche noi siamo dei virus intelligenti.

E’ difficile da spiegare questa sensazione di morte, quando poi vedi intorno a te che questa cosa tocca soltanto noi, che i fiori sbocciano, gli alberi e le piante crescono , il sole sorride e la pioggia danza. Difficile mettere insieme queste due cose contrastanti, la morte che sento dentro e il battito della Natura che da fuori arriva prepotente.
Il Bello e Il Sublime, ora percepisco cosa intendevano Burke e Kant.

La sensazione di Morte. Di estinzione. La fine di un’epoca. Ad ogni decesso, mi prende quel panico e quell’ansia, qualcosa in me s’interrompe e un pezzettino di me si mette in silenzio. Arroccata nella mia torre interiore. Ho percepito la mia piccolezza e impotenza di fronte a tutto questo e i miei muri di certezze e la mia “archeologia concettuale” stanno pian piano sgretolandosi. Mi sono osservata. Ne ho tutto il Tempo. Ho il tempo per comunicare con il Tempo. Mi ha mostrato le tante vite e vie possibili. Devo sceglierne una e non l’ho ancora fatto. Ma lui continua a scorrere.

Non sfogo più sul cibo in questi giorni. Quella è una frustrazione del male di vivere, della noia che richiede un dilaniamento corporeo. Ma qui c’è molto di più. E’ qualcosa di estremamente forte che mi ha riportato davvero a quando ero piccola. Quella paura che ti surgela. Sento spesso freddo, io la chiamo circolazione blu. Come se al posto del sangue mi scorresse acqua ghiacciata.

Non riesco a non pormi troppe domande su questa situazione come qualcuno mi ha detto di fare… anzi è tutto il contrario. E dal macro arrivo sempre al micro, come se a tutto questo avessero contribuito le nostre storie personali. Mi chiedo a cosa ho dato importanza finora. A tutta la mia rabbia fondamentalmente. Mi sono lasciata trasportare dall’apparenza, scollata dal suo reale contenuto: da chi sono e da chi avrei voluto essere. Ho creato un Regno di sabbia dentro di me. Ora ho una possibilità. Di dargli delle fondamenta che lo rendano vero.

Non è lo stare a casa che dà fastidio, che dà un senso di gabbia o prigione, ma la paura di non poter più rivedere, toccare, riabbracciare anime importanti nella tua vita. Il Bello.
Osservo la Natura e osservo le persone. Quelle persone che ho sempre guardato con sospetto e con fastidio. Le guardo. Mi chiedo cosa stiano provando loro. Se e come hanno placato le loro menti. Da lontano scorgo i loro movimenti lenti, da vicino penetro i loro occhi. Percepisco finalmente le mie e le loro emozioni in modo fluido e potente; mi commuovo, piangendo lacrime di tristezza e non di rabbia.

Le persone non sono tanto diverse da me; non c’è da averne paura o disprezzarle. Sono esattamente come me; per cui non c’è da aver paura o disprezzare me stessa.

Silversnake Michelle Sand Shore