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LO SPETTATORE: L'ARTE DEL PERCEPIRE

Ci si sofferma sempre a parlare dell'artista.

Della parte "attiva".

Ma che ne è dello spettatore?

Siamo davvero sicuri che sia la parte cosiddetta passiva?

Il fatto che lo spettatore sia parte attiva tanto quanto gli attori è indicativo di una società brillante, che non sia appiattita dalla pappa pronta che il sistema impone.

Nell'era attuale risvegliare le coscienze è quasi una missione sociale, che tutti gli artisti dovrebbero svolgere.

(Salvo che in alcuni casi i primi addormentati sono proprio loro!)


La passività dello spettatore elimina la possibilità di esperienze reali.

Invece io metto in scena e in musica, immagini e sogni come metafora della realtà di cui, in quel momento, lui ne è parte.

LO SPETTATORE

Ha un ruolo fondamentale.

E' corresponsabile del significato della messinscena e della lettura che ne esce fuori.

Ogni volta diversa, perchè sia noi attori, sia il pubblico ogni sera è differente e si crea una sinergia nuova ad ogni spettacolo.

Si deve creare una relazione tra artista e spettatore, quest'ultimo non è mero testimone di una performance.

Guarda, ascolta e percepisce.

Senza saperlo è parte di una scenografia.

Lo si può coinvolgere nel processo creativo e performativo, in modo non invadente.

Non necessariamente facendolo interagire con la performance.

Ma renderlo consapevole di dove si trova e della percezione che sta provando in quel momento.

Per uscire dagli schemi della realtà abituale

Propongo quindi allo spettatore una visione più laterale di essa, ponendo degli interrogativi sottesi, che esigeranno delle riposte.

Senza che vi sia così una semplicistica identificazione con i personaggi, che porterebbero lo spettatore ad annullarsi ed essere acritico.

Quindi non una presenza passiva ma una partecipazione attiva.

D'altronde è un pubblico non un mosaico.

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